Affare Fatto

Affare fatto

Titolo Originale: Unfinished Business
Nazione: USA
Genere: Commedia
Durata: 91′
Anno: 2015

Regia: Ken Scott
Cast: Vince Vaughn, Sienna Miller, Tom Wilkinson, Dave Franco, James Marsden, Nick Frost, June Raphael, Melissa McMeekin, Clement Von Franckenstein.

Trama: Un piccolo imprenditore americano, abituato a lavorare sodo, e due suoi associati partono alla volta dell’Europa per chiudere l’affare più importante delle loro vite. Quello che inizia come un viaggio di routine si trasformerà presto in qualcosa di caotico e inimmaginabile, che includerà anche una sosta a un grande evento fetish e una tappa a un vertice economico globale. Fonte Trama  


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Critica: Un vero venditore di una ditta che commercia in sfridi che viene licenziato dalla Ceo Chuck Portnoy. Ma Dan non è un uomo che si arrende. Forma un gruppo con Tim, un anziano costretto al pensionamento, e Mike, giovane e timido principiante. Li ritroviamo un anno dopo con Dan che deve far fronte all’iscrizione a una costosa scuola privata del figlio maggiore che è vittima di bullismo nella scuola pubblica e un affare che sembra quasi alla portata. Ma per arrivare alla agognata ‘stretta di mano’ che sancisca l’accordo i nostri dovranno raggiungere la Germania ritrovandosi come concorrente proprio Chuck Portnoy.
Non è difficile immaginare che qualcuno dei lettori (magari anche un po’ più di qualcuno) si sia chiesto cosa siano gli sfridi che anche il correttore Word sottolinea come parola sconosciuta. Sono gli scarti della lavorazione di materie prime, in questo specifico caso dei metalli, che vengono riciclati ed utilizzati. Dan, Tim e Mike rischiano di essere degli sfridi nella società americana: persone residuali o perché troppo anziane (Tim) o troppo timorose (Mike) o inadatte al servilismo (Dan). È di loro che si occupa questa commedia scritta da uno sceneggiatore come Steve Conrad che ha al suo attivo titoli come La ricerca della felicità, The Weather Man e I sogni segreti di Walter Mitty e che sembra ormai decisamente interessato a raccontare storie di uomini che non vedono davanti a sé un roseo futuro.
Il trio mal assortito (perno di numerose commedie di alto e basso livello) qui non è solo funzionale alle scene comiche (alcune delle quali sono decisamente volgari) ma anche alla descrizione di come l’uomo medio americano reagisce quando va all’estero. C’è chi un tempo ha detto che gli statunitensi viaggiano ma di fatto restano mentalmente sempre a casa loro. Vedere allora questi tre ‘uomini d’affari’ cercare di comprendere una città in continuo mutamento come Berlino costituisce il punto focale della narrazione. Tra istruzioni di guida in tedesco, Oktober Fest e Mostre d’arte che implicano la presenza attiva di uno di loro, si assiste a una progressiva europeizzazione dei tre con tanto di protesta contro il G8 in cui vengono coinvolti. Esito che non deve essere piaciuto troppo agli americani doc.